Come nasce Rum Nation

Come è nata Rum Nation?


In famiglia abbiamo una lunga tradizione di importatori di whisky scozzesi.

Nel 1990 ero in Scozia per visitare distillerie, assaggiare barili e prendere accordi commerciali: durante alcune visite a magazzini di broker specializzati in whisky ho cominciato a notare, accantonati a fianco dei single malt, diversi vecchi barili di Rum della Guyana Inglese e della Jamaica. Essendo ex colonie britanniche, infatti, questi rum venivano spesso spediti in Scozia e Inghilterra per l’invecchiamento (in un clima più umido e fresco che permetteva una maturazione più lenta e graduale) e un eventuale successivo blending per dare vita ai cosiddetti Navy Rum.


Ma allora l’idea di creare Rum Nation è nata ancora prima di Wilson & Morgan per i whisky?


No, semplicemente notare quelle botti di rum mi ha fatto venire un’idea proprio mentre già stavo lavorando al lancio della linea indipendente di whisky Wilson & Morgan.

Idea che però ci mise alcuni anni a germogliare dal seme che era stato piantato nella mia mente in seguito a quegli assaggi fatti più per curiosità che altro, e che mi avevano entusiasmato come livello qualitativo… Il problema era che non sapevo praticamente nulla di rum, all’epoca.


La nascita ufficiale quando è avvenuta, quindi?

Anni dopo, memore di quegli assaggi, mi sono rivolto a Silvano Samaroli per avere un consiglio.

Silvano aveva in passato fornito a mio padre, Mario Jr., qualche container di whisky (per la precisione Linkwood) visto che all’epoca oltre a essere stimatissimo imbottigliatore indipendente lavorava anche come il broker, ed eravamo rimasti in ottimi contatti. Il signor Samaroli non mi negò la sua saggia consulenza, istruendomi sui vari stili di rum e su come muovermi in questo settore. Comprai quindi i primi barili e li imbottigliai. Non volevo sfruttare anche per i rum il marchio Wilson&Morgan che avevo creato nel 1992, e inoltre vista la varietà di stili geografici occorreva un approccio diverso. Mi venne quindi l’idea di presentare una collezione dei migliori rum di varie provenienze sotto un nome unico di famiglia: nacque così nel 1999 Rum Nation.


Quindi fin da subito hai pensato di caratterizzare la serie non con i nomi delle distillerie ma con i vari stili delle zone di provenienza?

Esatto. Conoscendo da “turista” i luoghi di origine nei Caraibi, in Centro America e in America Latina e amando quei luoghi, volevo provare a restituire il “carattere” delle varie nazioni di produzione.

Per dare un tocco di classe alle bottiglie, essendo appassionato collezionista di francobolli sin dall’adolescenza (complice un vecchio catalogo Yvert et Tellier del 1971 “Timbres d’outre-Mer”), decisi di caratterizzare ogni etichetta con un francobollo dello stesso paese di provenienza del rum. Dettaglio grafico che resiste ancora oggi in seguito al recente restyling delle etichette e delle bottiglie.



Quali furono i primi imbottigliamenti Rum Nation?

Viste le scoperte fatte in Scozia e Gran Bretagna anni prima, ovviamente due rum da ex colonie britanniche con invecchiamenti “importanti”.

Furono imbottigliati due barili di Jamaica 25yo (1974-1999 Cask N° 857+858) ed uno di Demerara 24yo (1975-1999 Cask N° 4111). Comprai molti di questi barili di vecchi millesimi, e li lasciai a invecchiare in un freddo magazzino sotterraneo a Bristol…
Ne comprai talmente tanti, che ne ho ancora a distanza di 15 anni! E grazie alle basse temperature, stanno invecchiando in maniera splendida, graduale ed elegante… Nei prossimi anni verranno tutti imbottigliati a età incredibili per dei rum.

La gamma Rum Nation non comprende però solo rum provenienti da ex colonie britanniche…

Esatto. Da qualche anno era mancato Zino Davidoff, e siccome all’epoca fumavo sigari e avevo molto apprezzato un libro sulla sua vita, decisi di emularlo e andare alla ricerca dei migliori rum dei Caraibi, dei veri e propri “cru” proprio come faceva Zino selezionando le foglie di tabacco, e diversificando un appezzamento di terreno dall’altro.

La mia prima visita mirata alla ricerca di rum esclusivi, e che diede poi seguito a tutta una serie di viaggi in varie nazioni, fu al Rum Fest Barbados nel 2000: in quella edizione ero l’unico Italiano! Nel 2001, nel corso di un lungo viaggio nei Caraibi, giunsi sull’ isola di St. Martin dove conobbi Jean Claude nel negozio di sigari di Yves a Marigot.

Jean Claude, nato in Martinica dove ancora vive, vende sigari cubani in molte isole caraibiche, ha l’esclusiva di Cubatabaco, ed è un bon vivant nonché appassionato di Rum.

Nacque così una collaborazione e una profonda amicizia; negli anni a seguire Jean Claude mi fece visitare Martinica, St. Lucia (dove la distilleria era appena bruciata), Guyana, Santo Domingo…

e ovviamente tutte le distillerie più interessanti di quei luoghi, dove scoprii nuovi rum che volevo inserire nella gamma Rum Nation.



Ti sei spinto anche più a sud dei Caraibi, scovando una perla rara…

Sì, nei miei viaggi annuali, in Sud America ho visitato il Peru…
scoprendo nel 2004 una distilleria particolarmente interessante anche se incredibilmente ancora sconosciuta.

Una distilleria che produce un rum talmente dolce e delicato, che ho dedicato al suo prodotto un nome a parte: Ron Millonario, una specie di spinoff della serie Rum Nation.


A proposito di spinoff… ci risulta che Millonario non sia il solo rum da te selezionato e che tuttavia non fa parte della gamma Rum Nation!

Vero! Nel 2007 con Jean Claude ci facemmo un giro in Guadeloupe, e capitammo alla distilleria artigianale Reimonenq, incuriositi fra l’altro dal loro museo del rum e dalla loro inquietante esposizione di rari (e spesso giganteschi) insetti caraibici.
Abbiamo presto fatto amicizia con il titolare Leopold Reimonenq, che ci ha fatto assaggiare campioni su campioni del suo “agricole”, uno dei rum più estremi che mi siano mai capitati… l’esatto opposto dello stile dolce e vellutato che andava tanto di moda in quel periodo.

Un rum intenso, pesante, con forti note vegetali, di legno, liquirizia e caffè, con un sentore oleoso che a me ricordava un po’ i whisky Tobermory e Ledaig. Acquistai quindi alcuni barili di due diversi millesimi, che feci imbottigliare nel 2008: siccome Reimonenq era già un nome piuttosto conosciuto, anche se di nicchia, decidemmo di non inserirli nella gamma Rum Nation con il nome generico “Guadeloupe” ma di lasciare bene in evidenza il marchio della distilleria e di farli uscire in edizioni esclusive per Rossi & Rossi con un’etichetta personalizzata graficamente simile a quella che usiamo per la House Range dei whisky. Scelta che si è ripetuta per le edizioni successive. Oltretutto visto il carattere estremo di questo rum, forse sarebbe stato po’ uno shock per chi era abituato alla morbidezza ed eleganza del resto della gamma tradizionale Rum Nation!

Negli ultimi anni quale novità nella gamma Rum Nation ti ha dato particolare soddisfazione?

Probabilmente il Panama 21yo, nato nel 2010 dopo aver conosciuto Don Francisco Fernández (Pancho), Master Blender cubano con 40 anni di esperienza nella produzione di rum invecchiati in America Centrale e Latina.
È stato lui a creare la “mezcla” per l’apprezzatissimo Panama 21yo, che viene presentato in un prezioso decanter.

Cosa ci aspetta adesso da Rum Nation?

Ulteriori sviluppi?

La ricerca non è finita e non finirà mai. Proprio in questo mesi del 2014 stiamo presentando dei preziosi rum “Pot Still” Jamaicani, una perla che mancava nella collezione Rum Nation.
Cominciamo con un rum bianco non invecchiato e di grande intensità aromatica, e poi negli anni successivi offriremo anche invecchiamenti superiori. E’ inoltre in arrivo uno spettacolare Caroni di Trinidad, da alcune delle ultime botti rimanenti.

Oltre all’opera di scoperta/selezione e all’ottimo gusto che ontraddistingue da sempre i prodotti Rum Nation, in cosa consiste la tua attività? Non sei solo un selezionatore vero?

No di certo! Il tentativo è di plasmare la gamma Rum Nation in modo da seguire il nostro gusto personale e offrire prodotti unici e di carattere. In fondo il criterio di produzione/scelta/ invecchiamento è simile a quello adottato per i whisky Wilson & Morgan, in quanto il rum viene

comprato giovane (in alcuni casi potendo persino richiedere che tipo di distillato ricevere, per esempio se più aromatico o più leggero), poi lasciato invecchiare in zona di produzione 6–8 anni, e infine portato in Europa per l’affinamento.

Ci spieghi in modo più approfondito il discorso della maturazione in due luoghi diversi?

È tutto un discorso di interazione con il legno e dei fattori climatici che lo favoriscono o rallentano.
Ritengo molto importante il discorso dell’invecchiamento in due fasi, la prima spesso a livello del mare e a temperature tropicali e quindi piuttosto accelerata, e la seconda in Europa (Gran Bretagna o Italia a seconda del prodotto) più lenta. Entrambe le fasi di maturazione sono importanti, e fanno emergere aromi differenti. La prima è sicuramente più drastica, e aiuta il distillato a perdere le note “giovani” e a prendere ulteriore dolcezza e carattere fruttato (spesso

anche perché le botti usate sono in larga percentuale di rovere ex-bourbon). Il problema è che se il rum viene maturato per troppi anni al clima dei Caraibi, rischia di scendere troppo di gradazione e di prendere un’influenza di legno troppo monocromatica. E qui viene in aiuto la seconda maturazione, che fa emergere gli aromi più fini, e ci permette di controllare meglio il profilo aromatico utilizzando botti di dimensioni diverse, più piccole o grandi a seconda che vogliamo caratterizzare maggiormente il rum o invece lasciarlo semplicemente riposare e ammorbidirsi lasciando che il tempo faccia il suo corso conferendo quell’eleganza che solo la lunga attesa può dare.

E’ in questa seconda fase che possiamo giocare più liberamente per
tagliare su misura i nostri imbottigliamenti come sarti, oltre che ovviamente con la scelta del distillato che avevamo effettuato al momento dell’uscita dagli alambicchi.

In questo ovviamente ci vengono in aiuto la grande esperienza accumulata nel campo dei whisky (dove siamo stati pionieri nel “finishing”) e la rete di fornitori spagnoli con cui abbiamo stretto contatti nel corso
degli anni, e che ci forniscono botti ex-sherry o ex-Pedro Ximenez (purtroppo costose ma di qualità eccelsa) in cui mettere a maturare il rum in questa seconda fase che svolgiamo in Europa.
In alcuni casi usiamo anche botti che hanno precedentemente contenuto brandy spagnolo.
Fa eccezione il Rhum della Martinica che essendo A.O.C deve essere maturato ed imbottigliato interamente in Martinica, nulla di più facile perché Jean Claude vive lì, e adora assaggiare i barili accompagnandoli ad un buon Josè Gener Hoyo de Monterrey.

Infine, ovviamente, un ulteriore momento in cui arte ed esperienza sono necessari per creare un rum bilanciato e aromaticamente complesso e piacevole è la fase di blending.

Avendo a disposizione botti a diversi livelli di maturazione e con tipi di legno così diversi, è fondamentale una lunga fase di assaggi per studiare un assemblaggio ottimale che rimanga fedele allo spirito della zona di provenienza e allo stile locale, e che allo stesso tempo risulti entusiasmante da bere.
Grazie Fabio, assaggeremo volentieri le novità in arrivo, allora! Nel frattempo ti ringraziamo per averci raccontato un po’ di come si è arrivati a formare un catalogo di rum così personale e sempre interessante.

Chi è Fabio Rossi



Fabio Rossi, classe 1961, è diplomato in Enologia a Conegliano.

Suo papà Mario Jr. dal 1956 commerciava in vino e liquori, era stato il primo importatore di Laphroaig in Italia, di Rhum Barbancourt, vari chateaux di Bordeaux, e champagne come Salon. Fabio è quindi nato e cresciuto in mezzo alle bottiglie di vini e liquori pregiati, fino a far nascere in lui il desiderio di lanciare le sue gamme personalizzate di whisky e rum.


What Is Rum Nation